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Ucraina, la sfida della ricostruzione circolare: parlano i partner di LIFE D2R-GreenUA
alla trasformazione dei detriti di guerra in nuove risorse alla creazione di filiere sostenibili: le testimonianze dei partner di LIFE D2R-GreenUA raccontano le sfide della ricostruzione dell’Ucraina e il valore della cooperazione internazionale.
Come trasformare i detriti lasciati dalla guerra in una risorsa per la ricostruzione? La risposta non riguarda soltanto le tecnologie per il riciclo, ma anche la capacità di creare nuove filiere economiche, superare gli ostacoli normativi e mettere in connessione imprese, istituzioni e comunità locali.
È questa la sfida al centro del progetto europeo LIFE D2R-GreenUA, attraverso il quale organizzazioni ucraine ed europee collaborano per promuovere il recupero e il riutilizzo dei materiali da demolizione.
Le testimonianze dei partner restituiscono una visione articolata del percorso necessario per rendere la ricostruzione circolare una pratica concreta. Tra le voci coinvolte c’è quella di Vanessa Russano, Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana per l’Ucraina (CCIPU), che sottolinea l’importanza di creare connessioni tra competenze, opportunità economiche e buone pratiche internazionali.
«Il progetto D2R contribuisce a mettere in connessione le competenze, le opportunità di investimento e le buone pratiche necessarie per sostenere la ricostruzione dell’Ucraina».
La CCIPU contribuisce al progetto favorendo la cooperazione tra istituzioni, imprese, organizzazioni di ricerca e comunità locali, con l’obiettivo di promuovere lo scambio di conoscenze e sviluppare opportunità di collaborazione tra Italia, Ucraina ed Europa.
Una nuova filiera per trasformare i detriti in risorse
Perché il recupero dei materiali possa diventare parte integrante della ricostruzione, è necessario creare un sistema in cui ogni fase della filiera sia collegata alle altre.
Mathieu Morival, Project Manager di Neo-Eco, coordinatore del progetto, individua proprio in questa connessione uno degli elementi fondamentali per il successo dell’economia circolare.
«Dobbiamo mettere in contatto chi dispone dei detriti, chi è in grado di trasformarli in prodotti riciclati e chi è pronto a utilizzare quei prodotti».
La collaborazione tra questi soggetti deve però poggiare su basi economiche solide. Come sottolinea Morival, il sistema deve risultare sostenibile per tutti gli attori coinvolti, dalle amministrazioni locali alle imprese di riciclo e costruzione.
La sostenibilità finanziaria è al centro anche del contributo di Matteo Solivo, EU Area Coordinator di Microfinanza, che evidenzia il valore della raccolta di dati concreti per valutare la solidità delle iniziative.
«Più dati abbiamo a disposizione, maggiori sono le possibilità di garantire la sostenibilità dell’intervento».
La disponibilità di informazioni sui costi, sui risultati e sull’impatto delle attività permette infatti di elaborare modelli finanziari capaci di sostenere le soluzioni circolari anche oltre la durata dei finanziamenti europei. L’obiettivo è contribuire a rendere le partnership e le iniziative sviluppate dal progetto sostenibili nel lungo periodo.
Ma la sostenibilità economica dipende anche dalla domanda di materiali riciclati. Roman Puchko, CEO di ReThink, richiama l’attenzione sulla necessità di creare condizioni di mercato che rendano i materiali secondari più competitivi rispetto a quelli vergini.
«Dobbiamo creare condizioni in cui i materiali vergini diventino più costosi e quelli secondari più accessibili».
I costi di selezione, trasporto e trattamento possono infatti rendere il riciclo meno conveniente rispetto allo smaltimento o all’impiego di materie prime tradizionali. Per questo, allo sviluppo delle tecnologie devono affiancarsi politiche e strumenti economici capaci di favorire l’utilizzo dei materiali recuperati.
Regole più chiare per superare gli ostacoli
La creazione di un mercato per i materiali riciclati richiede anche un quadro normativo adeguato.
Iryna Yarmolenko, CEO di IRS, evidenzia come l’analisi iniziale del progetto abbia individuato diverse criticità nella gestione dei detriti in Ucraina: dalla mancanza di procedure consolidate per la cessazione della qualifica di rifiuto a sistemi di tracciabilità insufficienti, difficoltà di certificazione e frammentazione delle responsabilità istituzionali.
«È necessario un intervento coordinato a tutti i livelli, accompagnato da un impegno politico più forte».
Il coordinamento tra istituzioni, amministrazioni e operatori economici è fondamentale per superare le barriere che ostacolano il recupero dei materiali e favorire l’adozione di pratiche condivise.
Anche Oleg Kostiushko, responsabile della qualità di Kramar ECO, sottolinea il peso degli incentivi economici e delle regole sullo sviluppo del settore. Con oltre vent’anni di esperienza nella gestione dei rifiuti in Ucraina, evidenzia come il basso costo dello smaltimento in discarica possa frenare gli investimenti nel riciclo.
«Finché conferire i rifiuti in discarica resterà poco costoso, il mercato non si svilupperà autonomamente».
Secondo Kostiushko, le politiche pubbliche possono contribuire a modificare queste condizioni, incentivando l’impiego dei materiali riciclati soprattutto nella costruzione di strade e nelle opere infrastrutturali pubbliche.
Dalla selezione dei materiali alle comunità locali
Le regole e gli incentivi devono tradursi in interventi concreti sul territorio. Una gestione efficace dei detriti comincia già dalla demolizione, attraverso la corretta selezione dei materiali e la separazione delle componenti pericolose.
È quanto sottolinea Tetiana Tkachenko, responsabile del Dipartimento di tecnologie per la protezione ambientale e sicurezza sul lavoro presso KNUCA:
«Una gestione efficace dei rifiuti da demolizione comincia da una corretta selezione e dalla separazione delle componenti pericolose».
Il progetto prevede la sperimentazione di Regenerative Hubs, strutture pilota nelle quali testare attività di selezione, frantumazione, vagliatura, logistica e riutilizzo dei materiali in condizioni reali. Queste esperienze consentiranno anche di raccogliere dati sui costi e sull’effettiva fattibilità delle diverse soluzioni.
Come osserva Mathieu Morival:
«I casi studio pratici ci aiuteranno a raccogliere dati economici reali sui costi del trasporto, della selezione e del riciclo».
Partire dall’esperienza sul campo è importante anche per sviluppare raccomandazioni politiche realistiche. Emmanuel Lowe, stratega impegnato nella dimensione strategica e normativa del progetto, sottolinea proprio il valore di questo approccio:
«Uno dei punti di forza del progetto D2R è che parte dalla sperimentazione pratica e dalle reali difficoltà di attuazione, per arrivare solo successivamente alle raccomandazioni politiche».
Accanto agli aspetti tecnici e normativi, emerge la necessità di rafforzare le competenze delle amministrazioni locali. Sofiia Shutiak, analista legale del Lviv City Institute, richiama l’attenzione sul ruolo dei Comuni, molti dei quali necessitano di personale specializzato per gestire i detriti di guerra.
«Il cambiamento del sistema inizierà quando i Comuni avranno specialisti dedicati specificamente alla gestione dei detriti».
Per rendere operative le nuove pratiche servono anche metodologie accessibili e strumenti comprensibili per chi deve applicarli quotidianamente. È il punto evidenziato da Lidiia Shymon, Project Manager di Neo-Eco Ukraine, che lavora per tradurre i principi dell’economia circolare in strumenti concreti per le comunità ucraine.
«Il sistema funzionerà quando il riutilizzo dei materiali diventerà una componente standard e comprensibile della ricostruzione, anziché un’eccezione».
A questo lavoro metodologico contribuisce Liudmyla Sierykh, Project Manager di CERN, il cui team si occupa dello sviluppo di una metodologia replicabile per la gestione dei detriti, dell’analisi delle migliori pratiche internazionali, dei modelli di business e delle raccomandazioni per l’adeguamento della legislazione ucraina.
«Per le comunità, questo significa poter accedere a metodologie chiare, modelli economici ed esempi pratici che supportino i processi decisionali».
Il rafforzamento delle competenze locali diventa così una condizione essenziale per trasformare le sperimentazioni in pratiche durature, adattate alle esigenze e alle risorse dei singoli territori.
Cooperazione internazionale: imparare gli uni dagli altri
Il confronto tra esperienze nazionali diverse rappresenta un ulteriore elemento centrale del progetto.
Domenico Vito, consulente internazionale di IRS, considera la varietà delle competenze presenti nel partenariato una risorsa per individuare soluzioni innovative e mettere in dialogo prospettive differenti.
«Dove c’è diversità, c’è anche un ambiente dinamico in cui possono nascere soluzioni innovative».
La cooperazione permette di collegare le esigenze delle comunità ucraine con le esperienze maturate in altri Paesi europei, favorendo lo scambio di conoscenze e l’adattamento delle buone pratiche ai contesti locali.
In questa direzione si inserisce il contributo di GBC Italia, rappresentata da Silvia Brembati e Valentina Marino, che guida le attività di rafforzamento delle competenze e trasferimento delle conoscenze.
L’esperienza italiana nella gestione e nel recupero dei detriti dopo i terremoti può offrire indicazioni utili per affrontare le sfide ucraine. Come evidenziato dalle rappresentanti di GBC Italia, il valore del progetto risiede nella sinergia tra sviluppo delle competenze, trasferimento delle conoscenze ed esperienza nell’economia circolare, affinché le diverse esperienze territoriali possano contribuire a soluzioni più efficaci e adatte al contesto ucraino.
Il trasferimento delle conoscenze, tuttavia, non significa replicare automaticamente modelli elaborati altrove. Come precisa Emmanuel Lowe:
«Non si tratta di copiare e incollare modelli stranieri, ma di capire che cosa possa funzionare concretamente in Ucraina».
L’obiettivo è valorizzare le esperienze internazionali tenendo conto delle condizioni operative, delle strutture istituzionali e delle necessità specifiche della ricostruzione ucraina.
Le testimonianze dei partner convergono su un punto: la ricostruzione circolare richiede un sistema che integri tecnologie, sostenibilità economica, regole chiare e competenze locali.
Attraverso LIFE D2R-GreenUA, i partner lavorano per dimostrare come i detriti di guerra possano diventare una risorsa per la ricostruzione, contribuendo a un modello che valorizzi i materiali, rafforzi le filiere locali e integri l’economia circolare nelle pratiche quotidiane.
Perché la ricostruzione sostenibile non riguarda soltanto ciò che viene ricostruito, ma anche il modo in cui le risorse vengono gestite e le comunità coinvolte nel processo.
Torino, 12 ottobre 2026