L’agroexport dall’Ucraina nel 2025

L’agroexport dall’Ucraina nel 2025

Nel 2025 il settore agricolo e agroindustriale ha continuato a rappresentare una colonna portante dell’economia ucraina, generando oltre la metà del totale delle esportazioni del Paese e oscillando intorno al 55% del valore complessivo dei flussi all’estero. Nonostante le difficoltà logistiche, le tensioni commerciali e la riduzione del traffico verso l’Unione europea, l’Ucraina rimane un attore strategico per le materie prime agricole e per alcuni segmenti di prodotti trasformati, con importanti spazi per le imprese italiane interessate a importare o esportare verso Kyiv.

Nel 2025 l’export del complesso agroindustriale ucraino ha raggiunto circa 22–23 miliardi di dollari, con un peso crescente dei prodotti a valore aggiunto della trasformazione alimentare rispetto allo storico primato delle materie prime grezze. Parallelamente, è aumentato l’import di prodotti agricoli e alimentari (circa 9 miliardi di dollari), a segnalare un mercato interno ancora vitale e aperto a forniture estere.

L’export agroalimentare ucraino è diminuito in termini di volumi e valore rispetto all’anno precedente, soprattutto per il calo delle vendite verso l’Unione europea, che da sola ha coperto buona parte del calo complessivo. In compenso sono cresciute le vendite verso paesi africani e verso mercati emergenti, mentre la Turchia si è posizionata tra i primi partner di scambio, aprendo nuove rotte commerciali de‑facto alternativa all’asse UE‑Ucraina.

Per le imprese italiane che esportano in Ucraina, il consolidamento del mercato interno agroalimentare e l’import di prodotti trasformati (salumi, formaggi, oli, conserve, prodotti da forno) rappresentano un’opportunità concreta, soprattutto se accompagnata da accordi di distribuzione mirati e da partecipazione a fiere e incontri b2b organizzati anche da missioni istituzionali italiane e da confederazioni di categoria.
Per le aziende che importano materie prime dall’Ucraina (grano, mais, semi oleosi, olio di semi, ecc.), le nuove rotte logistiche e l’orientamento verso mercati extra‑UE possono favorire partnership più flessibili e contratti a medio‑lungo termine, pur richiedendo un’attenta valutazione dei rischi e dei percorsi di trasporto alternativi (ferro‑portuale, multimodale via CEPA).



Torino, 4 marzo 2026